martedì, 13 dicembre 2011

Sono quello che sono

Sono quello che sono.

Niente di più, niente di meno.

Scrivo, parto, torno, poi smetto.

Poi, magari, ricomincio.

Sono quello che sono, ogni tramonto è cibo per la mia anima,

ogni specchio d'acqua e linfa per il mio cuore.

Viaggio per passione, per imparare qualcosa dalle persone che incontro,

mi piace fermarmi a guardare i particolari per lunghi attimi mentre il mondo

continua a sfilarmi intorno..

Mi piace scommettere, soprattutto su me stesso;

mi piace farlo quando lavoro, mi piace farlo quando amo,

mi piace cercare di superare ogni piccolo ostacolo che

so essere creato prima di tutto dai miei limiti.

Prima di parlare conto fino a 9,

dico quello che penso,

ma prima penso se sia davvero necessario farlo.

Sono quello che sono,

con i miei pochi pregi e i miei infiniti difetti.

Mi piace camminare incontro alle persone,

ma vorrei che ogni tanto venissero anche verso di me.

Non pretendo niente da nessuno,

il passato mi ha insegnato a non farlo.

Non dico mai grazie, prego o per favore,

ma la gratitudine mi piace dimostrarla.

Accetto quello che le persone si sentono di darmi,

quando e come si sentono di farlo.

Mi sono sempre bastato

e ho capito che a volte la serenità

è un ottimo succedaneo della felicità;

ne è forse la porta di ingresso.

E ho capito che non voglio più rinunciarci.

Per niente e per nessuno al mondo.

Sono fermamente convinto che amare una

persona significhi soprattutto volere il suo bene

ancor prima del proprio, lasciare qualcosa sul tavolo

per avere in cambio qualcosa di molto più grande;

volere la sua serenità e la sua felicità.

Niente può precludere questo.

Niente.

E' giusto?

Non lo so...

Ma so che è giusto per me.

So che questo è il mio momento.

Ora finalmente mi spetta la mia serenità.

Sono stanco di sentirmi in dovere di dover cambiare per gli altri,

di fare passi avanti, vedendo il traguardo spostato sempre più in la.

Io sono io,

sono quello che sono,

arrogante a volte, egocentrico e saccente,

ma con un cuore sin troppo grande.

Aperto alla discussione, ma non al litigio,

sempre disposto a parlare,

ma poco predisposto alle imposizioni

e a ricevere insulti gratuiti;

prendere o lasciare.

Il portone è dritto di fronte a te,

il bagno invece è in fondo a destra.

(as usual..)

 

S.

 

Il cimitero è pieno di grandi uomini di cui il mondo non poteva farne a meno.

(Tolstoj)

lunedì, 01 agosto 2011

Le cose che ho imparato ( 100° post edition )


E' tanto che non scrivo, forse perchè mi è mancata la voglia,
forse perchè mi è mancato il tempo, forse perchè un pò son stato davvero felice
e come disse Luigi Tenco " Perchè scrivo solo cose tristi? Perchè quando
sono felice esco."

Mi sono successe tante cose nell'ultimo anno...

Un anno fa partivo, per cercare qualcosa dentro.

E a dire il vero non mi sono più fermato;

Nell'ultimo anno ho viaggiato e viaggiato parecchio,
più del solito, ma soprattutto diversamente dal solito.

San Paolo, Foz De Iguaçu, Puerto Iguazu, Ciudad dell'Este, Rio De Janeiro, Fortaleza,
Jericoacoara, Natal, Recife, Roma, Caserta, Firenze, Londra, Edimburgo, Roma, Napoli,
Verona, Venezia, Tel Aviv, Istanbul....

E oggi riparto per Bangkok, Ayutthaya, Pattaya, Phuket, Phi Phi Don, Krabi, Trang,
Khao Yai National Park... più qualche altro posto in cui mi porterà il caso, un autobus
sbagliato o un traghetto preso come al solito ancora troppo addormentato.

Riparto convinto che un viaggio non è mai tempo buttato,
che un viaggio è sempre una buona occasione per scoprire qualcosa o qualcuno,
che un viaggio ha senso sì nell'andare, ma ancora più senso nel tornare.

Lascio alle spalle un anno di emozioni, di amore, di felicità inaspettata,
di malinconia e di realtà.

Lascio il tempo, ma porto via quello che ho imparato.

Porto via la certezza che i sogni a volte si avverano,
ma che anche quando crollano i ricordi che lasciano sono la linfa vitale
di cui cibarsi per rincorrere il sogno successivo.

Che l'impossibile non esiste, se non nel nostro cuore o nella testa che sia nostra o altrui.

Ho imparato che le sorprese non sempre fanno piacere e che un sentimento sopito,
resta sempre un sentimento.

Che a volte riesco anche finalmente ad essere un pò egoista,
ma che sono ancora molto più bravo a far comportare gli altri da egoisti nei miei confronti.

Ho imparato che se vuoi fare qualcosa, la strada migliore per farla è iniziare;
che poi magari un giorno ti ritrovi dopo 2 anni e mezzo a scrivere un 100° post
e pensando a tutte le persone che hai conosciuto grazie ai 99 post precedenti,
sulla bocca ti si apre un sorriso.

La verità cari amici miei, è che mi sa tanto che anche se oltre la gioia,
nell'ultimo anno la vita mi ha presentato sul vassoio delusioni, rifiuti,
un paio di schiaffi e una buona dose di calci nel culo, malgrado questo,
forse che forse sto davvero imparando piano piano come si fa a riuscire
ad essere felice.

E questo mi soddisfa anche se un pò mi spaventa; credo sia definibile
come una delle tante "paura di cambiare", nessuno ne è immune.

Ma al momento non me ne preoccupo, visto che di cambiamenti all'orizzonte
ce ne sono parecchi, non vedo perchè dovrei cagarmi addosso proprio di questo.

Or bene, alla fine parto, e vi saluto, con una promessa..

Che tornerò, mio malgrado, con tante tante storie da raccontare.

Abbracci, baci, sorrisi e pacche sulle spalle a tutti quanti e un augurio:

quello di riuscire a continuare o ad iniziare a rincorrere tutti i vostri sogni!

Buone vacanze,

S.

 

Il viaggio perfetto è circolare. La gioia della partenza, la gioia del ritorno.

Dino Basili, Tagliar corto, 1987

 

 

lunedì, 02 maggio 2011

L'altra faccia di Superman

Prefazione: questo post non l'avevo scritto per il mio blog,

ma per Filo Di China, il blog collaborativo a cui partecipo.

Poi.. quando ho finito di scriverlo, ho deciso di pubblicarlo

anche qui. Mi chiedete perchè??

Ehhhhh troppo lunga da spiegare :-)))

Quindi, lo trovare sia qui che di là!

 

superman.jpg

 

Superman non è un supereroe qualsiasi,
superman è profondamente diverso da qualsiasi
altro personaggio.

Superman, come qualche appassionato cinefilo
ricorda già di aver sentito in qualche film,
ha una peculiarità che lo rende unico ed inimitabile.

A differenza degli altri supereroi, che sono uomini
nella vita di tutti i giorni e si "travestono" per
difendere il mondo dal male.. Superman si nasconde
quotidianamente fra la folla, facendo finta di essere
quell'essere umano che in realtà non è..

Perchè lui non è un uomo; lui è superman...

Nato su Krypton.

E non ha deciso di essere un super eroe.

Non ha scelto di mettere una maschera o costruire
un'armatura.. non è il risultato di un esperimento
terminato in malo modo.

E' semplicemente se stesso; ed è questo suo "semplicemente
essere" che lo mette a disagio e in difficoltà durante
la sua vita.

I super poteri se li è ritrovati ed ha deciso di utilizzarli
secondo coscienza; seguendo la strada della verità,
della giustizia e non perseguendo strani progetti di vendetta.

Superman mette davanti a tutto,
anche a se stesso e alle proprie emozioni,
un sentimento di bene assoluto..
a volte assurdamente ingiusto,
a volte incredibilmente doloroso.

Questo lo rende ancor più extraterrestre agli occhi del mondo
e molto più umano, invece, ai miei.

Dai Clark.. togliti quel cazzo di mantello e andiamo a berci una birra..
perchè mi sa tanto, che abbiamo un sacco di cose di cui parlare.



S.

mercoledì, 20 aprile 2011

Partenze

Le stazioni sono luoghi fuori dal tempo e dallo spazio,
posti in cui i secondi, a volte, non passano mai
mentre altre, i minuti, passano troppo velocemente;
sono luoghi da cui non partono solo persone,
luoghi in cui arrivano soprattutto emozioni.

E si accavallano.. come i nervi della spalla,
fanno male, fino a far scendere le lacrime,
fino a farti credere che quando uscirai da lì
non troverai più tutto il mondo ad aspettarti.

Io cammino cercando di non pensarci,
non sento il peso della mia borsa
nè la stanchezza nelle gambe,
facendo finta di non ascoltare quella voce
che arrivando sin dal profondo del mio petto,
mi sussurra quacosa nell' orecchio.

Metto un piede davanti l'altro,
cercando di guardare solo per terra,
ma il mio sguardo continua a puntare
nella stessa direzione,
le mie orecchie continuano a sentire quel fischio.

Mi fermo, mi soffermo, mi giro, mi volto
e accendo una philip morris sorridendo;
chiudo gli occhi e quando li riapro
tutto diventa molto più chiaro.

Ora vedo quell'uomo con gli occhi lucidi
che continua a scrutare il binario in attesa che appaia qualcuno,
vedo quel ragazzo pieno di piercing che
fuma nervoso continuando a fare gesti davanti al
finetrino di un intercity che sta per partire,
vedo gli abbracci infiniti e quell'ultimo bacio
prima che le porte si chiudano...
con il braccio che non smette di stringere una gamba
e gli occhi che scrutano ansiosi il capotreno.

Ora vedo distanze lunghe centinaia di chilometri
racchiuse in pochi metri, che via via si dilatano
con l'allontanarsi degli occhi e degli sguardi.

Salgo sul mio frecciarossa, mi siedo e mi perdo in mille pensieri,
finchè la mia attenzione viene calamitata da una bambina
è nel corridoio, con il viso proprio all'altezza del mio,
guarda me e poi guarda in alto, guarda me e poi guarda in alto,
non capisco, è tesa, quasi ansiosa;
ad un certo punto dice "mamma... si sta facendo la fila, mamma..."
alzo lo sguardo e capisco che non osservava me.

La madre, una giovane donna sulla trentina, è ferma nel corridoio
con il trolley in mano, persa in un tenero sguardo fuori dal finestrino;
guarda qualcosa, probabilmente qualcuno, che deve per forza
ricambiare questo perdersi negli occhi altrui..
perchè solo durante certi momenti
perdi ogni dimensione del luogo e del momento, non esiste nient'altro.
E la bimba continua a guardare, prima lei e poi quel finestrino,
non capendo cosa mai ci possa essere di così tanto importante da osservare.

Dopo una decina di secondi, la bimba decide che oltre le parole
forse può servire anche un gesto,
per risvegliare la mamma da questo torpore
e ripete "mamma.. guarda che si sta facendo la fila.."
questa volta tirandole leggermente la gonna;
e solo ora, la donna, alza leggermente la testa,
sorride al finestrino e poi la riabbassa continuando a sorridere dicendo
"va bene tesoro.. andiamo.. il nostro posto è il 44".

Nessuno, sul treno, in fila, ha osato interrompere quello sguardo.

Credo davvero che sia impossibile poterlo fare.

Io, a quel punto,
ho semplicemente appoggiato la testa sul bordo del sedile,
ho chiuso gli occhi, e prima di addormentarmi
credo di aver solo mosso le labbra..
e senza far rumore.. un' ultima volta, ho detto:

"Sei Bellissima..."

S.

 

Solo la direzione è reale, la meta è sempre fittizia,
anche la meta raggiunta... anzi soprattutto questa.

(Arthur Schnitzler, Il libro dei motti e delle riflessioni, 1927)

lunedì, 04 aprile 2011

Le rondini del dispiacere

Oggi ho il viso ruvido, un po’ come il cuore.

Sarà che non faccio la barba da parecchio

e non ho intenzione di tagliarla ancora per un po’;

ma stranamente ultimamente mi piace specchiarmi

ed osservarmi con il volto occupato.

Ho il cuore di carta vetrata, perché è arrivata la primavera,

è arrivata l’ora legale,

ma non sono però tornate le rondini.

Eppure le avevo sognate, eppure le aspettavo con ansia..

Ma loro non sono tornate.

E me ne dispiaccio.

Mi dispiace che non trovino il mio indirizzo,

mi dispiace che non costruiranno il loro nido sotto il mio tetto,

così come mi dispiace svuotare una casa e non aver da rifare il letto.

Mi dispiace che la mia leggerezza pesi e che i ricordi sciolgano le suole;

sciolgano l’amore.

Mi dispiace essere dispiaciuto ed è per questo che non lo sarò più.

Perché so che le rondini sono come i sogni,

prima o poi ritorneranno a nidificare,

perché purtroppo o per fortuna

quando sei un sognatore,

è inevitabile.

Nel frattempo, ho prenotato un volo per la Thailandia,

e ho rimesso il passaporto

e il nastro adesivo nero nella borsa;

non si sa mai… se non tornano,

magari è il caso che le vada a cercare.

 

S.

 

"Qualunque cosa tu possa fare o sognare di fare,
incominciala. L'audacia ha in sé genio, potere e magia.
Incomincia adesso... "
Goethe